venerdì 22 settembre 2017

FILM AMERICANI IMPERDIBILI, MA CON POCHI PREMI, DEL NUOVO MILLENNIO

Come capire se un film ha avuto successo? Si guarda al riscontro del pubblico, ai premi, alle recensioni della critica? Non c'è un parametro standard, non si può giudicare unicamente in base ai numeri o al palmares. Bisogna andare oltre, lasciandosi trasportare dalla curiosità ed aprendo la mente anche a tutto ciò che, apparentemente, è passato senza lasciare un segno indelebile.
Ecco una serie di film americani che hanno vinto poco o nulla, ma vi assicuriamo meritano di essere visti.

2000 Fratello, dove sei? (O Brother, Where Art Thou?), fratelli Coen

E' stato in gara per molti premi durante il 2001, portandone a casa pochissimi. 0 Oscar su 2 nomination, 1/2 ai Golden Globe (premiato Clooney), 0/5 ai Bafta, 0/5 Satellite Award e via così.
Tre evasi fuggono attraverso un percorso epicamente americano, in un viaggio ispirato all'Odissea. Tra numerosi riferimenti a pellicole classiche degli States, una colonna sonora che rievoca il passato a stelle e strisce, un colore seppia d'annata e attori di livello (Clooney, Turturro, Goodman), vi innamorerete di questa pellicola .

 2001 - Training Day,  Antoine Fuqua.

Questo film ha ricevuto premi praticamente solo per l'interpretazione magnifica di Denzel Washington, ma anche Ethan Hawke non fu da meno. Storia di un addestramento paradossale alla vita, prima ancora che alla narcotici, anche in questo caso abbiamo a che fare con un viaggio, un peregrinare tra strani personaggi, situazioni intricate, bene e male che si sfiorano e si intrecciano lasciando alla fine nessuno davvero innocente.
Tiferete per per il terribile Alonzo? Oh, sì che lo farete.

2002 La 25ª ora (25th Hour), 2002, Spike Lee

Chiedete agli adoratori di Spike qual è il suo miglior film. Tanti vi risponderanno subito che si tratta proprio di questo, uno dei meno premiati. Tratto dal romanzo di D. Benioff, con ottimi E. Norton, P. S. Hoffman e R. Dawson, la pellicola racconta l'ultimo giorno di libertà di Monty, condannato al carcere per colpa chissà di chi, forse proprio uno dei suoi cari. Lo seguiamo nei suoi rapporti non sempre sinceri con gli amici, nei tormenti con la donna amata, fino alla riflessione finale del padre che apre spazio ad una ipotetica nuova vita.
Da sottolineare il monologo del protagonista, cosciente per un attimo di non poter incolpare nessuno se non se stesso per il proprio destino.

2003 Matrix Revolutions (The Matrix Revolutions), Andy e Larry Wachowski

Ok, il primo doveva essere anche l'ultimo. Certo, due pellicole in un anno sono senza dubbio un'operazione commerciale. Ovvio, dove c'è troppa azione non sempre troviamo qualità. Però la terza pellicola della serie è particolare. Dopo il magnifico primo e il forse fin troppo movimentato Reloaded, in questo caso prevale la narrazione, la riflessione e la metaforicità: l'essenza dell'amore, il sacrifico come ultima strada, la singolarità di ogni individuo nella massificazione, il potere della mente oltre quello del corpo e così via. Se avete amato il primo e se seguite con attenzione tutta la trilogia, non potrete che apprezzare quest'ultimo.

2004 - Closer, Mike Nichols

Il film ha ricevuto qualche premio, ma praticamente tutti per l'ottimo quartetto  Jude LawNatalie PortmanJulia Roberts e Clive Owen, mentre avrebbe meritato qualcosa in più per regia, sceneggiatura, montaggio, colonna sonora. Ripreso da un'opera teatrale, ed infatti risaltano decisamente i dialoghi, è una storia di tradimenti, ipocrisie, ritorni, sfuggenti momenti di felicità. Vi farà restare incollati per cercare una risposta, capire il perché, comprendere la verità che si nasconde dietro tante parole e menzogne.

2005 - Match Point, Woody Allen

Secondo qualcuno con il nuovo millennio il caro, vecchio Woody avrebbe perso colpi, ma noi non ne siamo così certi. Match point è un ottima prova di ciò. Anche in questo caso ci troviamo d'innanzi quasi ad una rappresentazione teatrale, con tanto di musica d'accompagnamento operistico e morti che tornano ad infestare i vivi. Una magnifica riflessione sul destino, sugli incontri ed il caso, sulla colpa, sulla scelta, sulla scalata sociale; il tutto messo in rapporto con l'amore, deturpato in nome di altri valori. Jonathan Rhys-Meyers  e Scarlett Johansson sono perfetti con i loro sguardi trasognanti, trasformati poi in altro, decisamente in altro. 

2006 - 300, Zack Snyder

So cosa state pensando: "è violento, tamarro, incasinato, non accurato dal punto di vista storico...", ma ha segnato l'inizio di un genere. I fumetti non erano stati mai resi in modo così preciso e fedele, dalle inquadrature che partono dalle vignette, passando per il montaggio serrato fino alla fotografia cupa. La colonna sonora riproduce il caos della guerra, le urla, i pensieri disperati. Se non amate gli eccessi (ma in questo caso studiati e motivati) e se non appartenente alla generazione cresciuta con fumetti e videogame magari non apprezzerete, ma in questo modo vi state tagliando fuori da un filone sempre più in crescita.

2007 - Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You're Dead), Lumet.

Qualche premio, ma poca roba in confronto al cast Ethan HawkePhilip Seymour Hoffman e Albert Finney e al valore del film. Due diverse disperazioni che convergono in una drammatica rapina, con una violenza che non nasce dal caso, ma è quasi insita nei destini familiari e personali dei due fratelli. Il paradiso è una meta impossibile per chi ha vissuto solo nell'inferno terreste, contrariamente a quello che promettono i messaggi di salvezza. Ultimo capolavoro di Lumet, morto qualche anno dopo.

2008 - Cloverfield, Matt Reeves

Prima abbiamo parlato di 300 come l'iniziatore di un genere, ora è il momento di esaltare un film che ha segnato il rilancio di un filone in apparenza già esaurito. Sentendo parlare di mostri, caos, riprese amatoriali e un filmato ritrovato, penserete subito a The Blair Witch Project ed in effetti avete centrato l'obiettivo. Solo che Cloverfield non è uno dei tanti, ma IL film per eccellenza che basa la sua storia su riprese amatoriali. L'attesa, l'adrenalina, l'ignoto, la sensazione di essere lì, la voglia di spegnere tutto. I dubbi che restano al termine della pellicola e la sua prosecuzione oltre lo schermo, nei meandri della rete, sono certamente anche delle trovate di marketing, ma ben integrate nella narrazione. Rispetto alla storia sulla strega qui c'è di più, come trama e come svolgimento: guardare per credere.

2009 - District 9, Neill Blomkamp

Ancora un genere totalmente incompreso. Qui abbiamo una magnifica storia di fantascienza, intrigante e surreale. Il tutto, però, è reso ancora più lodevole dalle tematiche che si celano oltre la metafora: razzismo, intolleranza, controllo globale, potere dei media. Gli alieni visti non come invasori, ma quali clandestini isolati e dominati, dà un tocco di vera classe, tipo La sentinella di Clarke. Se effetti speciali e campagna mediatica (in questo caso con un blog a favore dei "non umani") sono affiancati da una grande sceneggiatura ed un'ottima regia, allora ben vengano. Incassi notevoli, nomination a raffica, ma pochissimi premi.

2010 - Shutter Island, Martin Scorsese

Spesso i film tratti dai libri finiscono per risultare sommari e deformanti. Non è questo il caso, ma purtroppo in pochi l'hanno capito. Una grande storia sul tema della colpa, o meglio sul senso di colpa. Un notevole cast ( Leonardo DiCaprioMark RuffaloBen KingsleyMichelle Williams) e una magnifica regia, ma tanto lo sappiamo che Scorsese ha vinto la metà di quanto avrebbe meritato. Inizia tutto con la ricerca di una donna fuggita dal manicomio nel quale era rinchiusa, con alla sua ricerca un team medico ambiguo e due detective venuti dalla terra ferma. Il finale, fino all'ultima battuta, vi stupirà.

2011 - Millennium - Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo), David Fincher.

L'avvincente trilogia di Larsson era già stata trasportata sullo schermo da un produzione svedese, ma sinceramente non con grandi risultati. Fincher è una garanzia, ed anche stavolta non ha deluso, nonostante un solo Oscar (montaggio) e i numerosi apprezzamenti, ma senza grandi premi, per Rooney Mara. I personaggi sono tratteggiati alla perfezione, le scene riproducono fedelmente il libro, la trama gli si avvicina il più possibile e la colonna sonora accompagna con grinta. Se avete amato il libro adorerete la pellicola, e se non conoscete nulla dei romanzi allora vi farà venire voglia di leggerli. Si attendono gli altri due, i quali dovrebbero vedere presto la luce nonostante il cammino sia piuttosto travagliato.

2012 - Flight, Robert Zemeckis

Un pilota di linea ubriaco e strafatto riesce a portare a terra in modo incredibile l'aereo in panne, limitando al minimo il numero delle vittime. Pian piano, però,  sarà proprio la coscienza a mettere in difficoltà il presunto "eroe", oltre che le rivelazioni sulla sua vita scombinata. Un grandissimo Denzel Washington, contornato perfettamente da Kelly Reilly e John Goodman (il personaggio di quest'ultimo meriterebbe un film tutto per sé). Inizia come un drammone sui soliti aerei in difficoltà, ma poi regia e sceneggiatura sviscerano sapientemente la personalità sofferente di un uomo abituato a vivere grazie alle sue menzogne.

2013 - The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese

Rieccoci alla sfigata coppia Scorsese/DiCaprio. Questa pellicola ha avuto un notevole successo di pubblico, e certamente qualche difettuccio qui e lì, come l'eccesso di attenzione per la fase ascendente con poco spazio per la riflessione e la crisi, giustificano in parte la scarsità di premi. Ma solo in parte, perché, sinceramente, 0 Oscar su 5 è un'umiliazione che non meritava. Il protagonista è così matto che non potrete non amarlo, certe scene così assurde che dubiterete siano state fedelmente ispirate da una storia vera, il finale degno di nota per gli spunti di riflessione che lascia. Tre ore di energia che vi faranno venir voglia di giocare in borsa, a meno che non ne cogliate il messaggio vero e profondo.

2014 - Vizio di forma (Inherent Vice), Paul Thomas Anderson

Tratto dal romanzo di T. Pynchon, un'altro film che, al di là di qualche premio indipendente, ha accumulato solo nomination. Da un'investigazione portata avanti per evitare l'internamento di un miliardario si passa ad un processo che non mette sotto accusa solo il protagonista, ma un'intera società. Crisi individuale e collettiva, una storia che parte dal giallo, ma abbraccia tematiche più ampie e complesse. Una regia lirica, una storia che esula dal semplice narrare, ma vuole alludere ben altro, disponendosi su diversi piani di lettura.

2015 - Youth - La giovinezza (Youth), Paolo Sorrentino.


Lo consideriamo "americano" per attori e lingua, non per provenienza del regista e per la produzione, ovviamente.
Passato decisamente sotto silenzio, in realtà, a nostro giudizio, merita molto di più rispetto a La grande bellezza. Il cast si commenta da solo ( Michael CaineRachel WeiszHarvey KeitelPaul Dano e Jane Fonda), la storia invece è profonda e necessita più visioni per essere apprezzata completamente. La riflessione sulla "giovinezza", così simile alla "Senilità" sveviana, traccia il bilancio di più vite oscillanti in un Hotel svizzero, con numerosi echi letterari, uno tra tutti La montagna incantata di Mann. Lasciarsi schiacciare dai ricordi o lasciarsi prendere dalla leggerezza, almeno un'ultima volta? Questa pellicola è da gustare fino in fondo. Ok, non sono certo mancati i premi, ma a livello internazionale, paradossalmente, il confronto con l'opera precedente di Sorrentino (o almeno con il suo successo) ha nociuto alquanto.

2016 - Captain America: Civil War, Anthony e Joe Russo.

Calma, calma, non cercate di mandarci troppi insulti e non flammate. Il film ha tutti i limiti evidenti del genere e della ricerca esasperata dello spettacolo, ma anche diversi pregi rispetto al solito. Il legame d'amicizia, la lotta tra accettazione delle regole e libertà, i limiti del potere e di chi ha la forza, le scelte che i singoli devono prendere in mezzo ad un caos più ampio. Tematiche decisamente più mature ed impegnate - pur con i limiti propri di chi mira più al successo di pubblico che di critica - le quali forse avrebbero meritato qualche riconoscimento in più, non tanto per la pellicola in sé, ma anche per pretendere qualcosa in più da chi si appresta a girare film del genere.

2 commenti:

  1. mi soffermo su un film in particolare: "la 25° ora" che ho visto pochi giorni fa, mentre lo passavano su Sky

    non lo conoscevo, ammetto la mia ignoranza totale... però mi ha stupita e mi ha fatta innamorare di Spike Lee, che avevo conosciuto solo in "American History X" pazzesca la tecnica di questo regista, e magistrale l'interpretazione della "sua musa"

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  2. Allora del buon, vecchio Spike ti consigliamo altri tre film: Malcolm X, Fa' la cosa giusta e He Got Game!

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