mercoledì 10 gennaio 2018

PERCHÉ SCRIVERE O DIRE "NEGRO" È OFFENSIVO [LE SCUSE SONO FINITE]

Fino a qualche tempo fa i razzisti si nascondevano. Nella realtà uscivano allo scoperto solo in casi rarissimi, mentre su internet si sfogavano dietro profili falsi, oppure esplodendo all'improvviso per poi cancellare tutto.
Ad un certo punto la situazione, almeno sulla rete, è degenerata. Gli intolleranti affermano di essere tali, lo sottolineano, sbandierano il loro pensiero (o quello che ne resta), rinfacciando a chi li contesta un presunto "buonismo" dai confini semantici piuttosto vaghi.
Adesso, con l'affinarsi dei deliri, oltre al proclamarsi razzisti si tenta anche di giustificare questa presa di posizione: "mi hanno derubato", "i miei vicini di casa africani fanno questo e quello", "lo stato gli dà casa, soldi, cellulari e a me no", "è tutta una manovra degli Illuminati per soppiantare la razza italica" e così via.
Tra uno scatto di rabbia ed un piagnisteo, c'è anche chi tenta di non mostrarsi apertamente razzista, ma sceglie strade tortuose per suggerirlo. Così ho letto utenti affermare di voler usare la parola "negro" per riferirsi ai "quelli là", giustificando la scelta in base alla neutralità di tale termine, per nulla offensivo secondo loro.
Ben inteso, ci sono anche gli ingenui che considerano negro una parola non spregiativa senza però essere razzisti, quindi continuano a scriverla rispondendo in maniera piccata a chi glielo fa notare, ignorando così di appoggiare ideologie, almeno in teoria, distanti da loro.

Arriviamo al dunque.

Negro, da un punto di vista puramente formale, è un termine corretto. Fino a non molti decenni fa era usato in maniera propria per designare persone dalla pelle scura. Tuttavia, la lingua non è affatto un monolite intoccabile ed immutabile. Sopratutto la lingua italiana, densa di storia e cultura, ha subito numerosi cambiamenti all'interno delle varie dimensione (fonologia, lessico, sintassi, morfologia, semantica). Ecco perché non basta affermare che è lecito usare un determinato termine in un preciso contesto, giustificando questo assunto con la memoria storica di quella parola.

Usare la prova storica, dunque, non è valido. Se così fosse allora oggi andrebbe bene servirsi di termini che un tempo erano corretti morfologicamente, ma oggi non lo sono più, come nel caso della prima persona dell'imperfetto andava: io andava è attestato in Boccaccio, in Manzoni, ed anche nell'opera Il codice di Perelà (1911) di Palazzeschi, il quale, però, constatando il mutare del rapporto tra norma ed uso nei confronti di questa parola, quando ripubblicò il volume nel 1956 lo sostituì quasi del tutto con andavo.
Per restare nell'ambito della prova storica, anche dal punto di vista semantico (e questo ci interessa) sono avvenuti dei cambiamenti, come nel caso del termine orgasmo, utilizzato ancora nei fumetti del dopoguerra per indicare agitazione, concitazione, ma che trovato oggi in una pubblicazione per ragazzi genererebbe uno scandalo infinito, visto che ha ormai subìto il tramonto del primo significato per indicare soltanto il "raggiungimento del piacere sessuale".

Lo stesso è accaduto al termine "negro". Pur restando corretto dal punto di vista formale, da quello semantico ha subito un mutamento.
Come mai è avvenuto ciò?
Etimologicamente deriva dal latino niger, e, come già accennato, è stato usato in maniera neutrale fino a non molto tempo fa, anche da autori letterari. L'italiano, però, non ha conservato solo una certa influenza dal suo passato, permettendo così il permanere di vocaboli anche piuttosto datati, ma è entrato in contatto pure con diverse lingue, fra le quali l'inglese (e la sua versione americana). L'influsso forestiero dell'inglese si è manifestato in più modo: attraverso prestiti (jazz), adattamenti (dribblare), o calchi. Soffermiamoci su quest'ultimo caso.
I calchi prevedono due sottocategorie. I calchi strutturali prendono spunto da una parola straniera per poi ricalcarne una simile in italiano dal punto di vista strutturale (così la nostra palla+canestro ricalca l'inglese basket+ball). I calchi semantici, invece, aggiungono un significato in più ad una parola italiana già esistente, come nel caso di angolo, che per noi aveva un solo significato legato alla geometria, ma in seguito ha visto aggiungersi anche il senso dell'inglese corner, "rimessa in gioco effettuata quando il pallone supera la linea di fondo-campo dopo il tocco di un difendente" ; lo stesso è avvenuto anche per stella, termine che in italiano indicava soltanto il copro celeste, ma che in seguito si è caricato anche del significato inglese di star, "personalità del cinema o dello spettacolo di grande successo e fama".

Ecco, a tal proposito accenniamo soltanto che ad un certo punto negli Usa le persone afroamericane hanno iniziato a differenziare il termine nigger, considerato negativo ed offensivo, da quello corretto e neutrale black. Non stiamo qui ad analizzare il perché di questa differenziazione, ma di certo nei paesi anglofoni nessuno avrebbe usato il primo termine dagli anni '70 in poi se non con intenti offensivi.

In Italia, qualche tempo dopo, il termine negro (molto simile a nigger), una volta accettato, ha subìto un calco semantico, acquisendo una caratura offensiva e denigratoria. Dunque non c'è soltanto una motivazione linguistica alla base di ciò, ma anche sociale, per cui il valore spregiativo di negro ha a che fare con fattori sociolinguistici.
Black, invece, è possibile collegarlo a nero, ovvero alla semplice definizione del colore.

Come affermato dalla Crusca, dunque:

Quale che sia l’opinione rispetto al movimento del «politicamente corretto» e alle sue rivendicazioni, è stata probabilmente questa maggiore attenzione all’uso delle parole [... ]a far sì che negro, oggi, appartenga ormai alla sfera del vituperio. Perché è nella prassi che negro è generalmente avvertito dai parlanti come offensivo, discriminante: sia da chi lo utilizza, consapevolmente, per insultare (ad esempio, in binomi lessicali pressoché fissi come «sporco negro», «negro di merda»), sia da chi lo riceve, come epiteto (cfr. J. Butler, Parole che provocano, Milano, 2010; Federico Faloppa, Razzisti a parole (per tacer dei fatti), Laterza, 2011, pp. 17 sgg.). 

Potete magari ignorare tale distinzione all'inizio, ci mancherebbe, ma se in seguito ad una delucidazione decidete di perseverare con l'uso del termine negro allora lo state facendo con un motivo ben preciso (oppure siete restii ad ammetter di aver torto, la qual cosa forse è meno grave, ma altrettanto deprecabile).

Possibili obiezioni: 

1) "In giurisprudenza il termine negro non è considerato un insulto".
Risposta - Non le è ancora (e comunque in Italia non vige il common law, per cui non è detto che possa esserlo e non esserlo a seconda dei contesti), ma non è certo la legge a determinare la lingua, o almeno ciò è stato tentato dai fascisti ma con scarsi risultati.

2) "Anche nero ora viene talvolta considerato offensivo". 
Risposta - Può essere, può darsi che tra venti anni sarà così, ma in questo momento è preferibile a negro. Magari tra cento anni, in seguito a fenomeni sociolinguistici a noi ora ignoti, negro tornerà ad essere un termine neutrale, ma la lingua (così come le leggi) deve essere valutata nel presente per capire cosa può risultare sgradito e cosa no.

3) "Io continuerò a dire negro perché per me è corretto".
Risposta - Ok, ghujn nsss ffss nfffn msmdm! Non hai capito? Ecco, vedi cosa accade se lasciamo che ognuno decida di usare la lingua come meglio crede? Puoi anche continuare a scrivere  nero, ma non potrai più affermare di farlo in buona fede. Se volessimo guardare soltanto all'etimologia delle parole, infatti, dovremmo considerare pedofilo un termine positivo, visto che significa "amore per il bambino". Ma oggi una madre direbbe di essere una pedofila? Una maestra direbbe di aver scelto questo mestiere perché pedofila?
Come affermato dal professor Luca Serianni "Le parole contano, di la' dall'etimologia [...] per il significato attuale che assumono". 

4) "Perché autori di pelle nera hanno usato il termine negro o cantanti di colore continuano ad usarlo ancora?"
Ci sono degli autori in lingua francese di origine africana che usavano il termine negritudine in un momento in cui non c'era ancora il calco semantico negativo, o magari non erano a conoscenza dell'inglese nigger, per cui si rifacevano semplicemente alla parola neutrale francese di loro conoscenza. Inoltre, cantanti rap o attori che nei film usano il temine negro lo fanno come per sentirsi parte di una comunità che fa propri gli insulti per dimostrarsi più forte, allo stesso modo dei meridionali che talvolta, tra di loro, si chiamano terrore non di certo per offendersi.

Bibliografia: 

Lingua italiana ed educazione linguistica. Tra storia, ricerca e didattica,  M. Giuseppa Lo Duca, Carocci.

Prima lezione di grammatica, Luca Serianni, Laterza. 

Sitografia: 

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

- http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismi_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

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