mercoledì 25 ottobre 2017

ANNA FRANK ALLO STADIO: UNA BATTAGLIA PERSA IN PARTENZA

La storia è nota e, ormai, ampiamente conosciuta.
Dei personaggi (vedete voi come definirli) hanno applicato con un fotomontaggio la maglia di una squadra avversaria alla famosa foto di Anna Frank, con la volontà, secondo il loro pseudopensiero, di offendere i "nemici".
Subito è partito il consueto carosello di indignazione e sgomento. Esponenti della stessa società sportiva, dirigenti del mondo calcistico, rappresentanti istituzionali e via così, tutti prodighi nello sfogliare il solito vocabolario d'occasione: "inaccettabile, indignati, scioccante, vergognoso, ferma condanna"; mettete queste parole a caso in una frase, aggiungetene delle altre e avrete fatto un ottimo lavoro da addetti stampa.
Sono seguite le reazioni. Qualcuna decisamente bislacca, come quella di incollare la maglia delle altre squadre di A alla suddetta foto, o come la renziana proposta di scendere in campo con la Stella di David al posto dello sponsor (tatuarsi un numero sul braccio no?), altre quasi obbligate, come quella del presidente della Lazio che ha promesso di organizzare visite guidate ad Auschwitz per giovani tifosi.
Anche le istituzioni hanno deciso di agire: nel prossimo turno di campionato, su tutti i campi da gioco, sarà letto un brano del Diario di Anna Frank e ai bambini che di solito accompagnano i calciatori sul terreno sarà fatto dono di questo libro, oltre che di Se questo è un uomo di Primo Levi.
Bene, ottimo, perfetto. Ma pensare anche a come evitare che simili avvenimenti accadano?
E non sto parlando di perquisizioni, telecamere, controlli. Tutto ciò non è prevenzione, perché il solo pensare di commettere qualcosa del genere è già un fallimento.
Scrivendo da insegnante, il mio spazio d'azione è ben delimitato nel tempo e nello spazio.
Il mio campo da gioco è l'aula e il novantesimo minuto scatta con la campanella.
I rappresentanti delle istituzioni che oggi si indignano e versano lacrime amare, cosa hanno stabilito (e cosa stanno stabilendo) per fornire ai docenti strumenti adeguati per EDUCARE e FORMARE i giovani, cosicché non si arrivi poi a tali obbrobri?
"Nulla", direte voi.
"Ma magari", vi rispondo io; sarebbe stato meglio non avessero fatto niente.
Invece hanno deciso di spuntare ancor più le già deboli armi dell'istruzione.
Pensiamo una attimo alle scuole medie; come stroncare subito sul nascere possibili comportamenti sbagliati? Con una nota, certo, ma ormai vale quasi come una medaglia. Convocando i genitori, ovvio, ma, se e quando si presentano, ormai è il docente a doversi preoccupare. E allora potremmo avanzare ammonizioni, sospensioni...Fino ad arrivare alla bocciatura.
Ebbene, oggi quest'ultima non esiste praticamente più, almeno per quanto riguarda i motivi disciplinari. Non che dovesse essere usata per forza, ma almeno faceva da spauracchio.
By Gaúcho (Own work) via Wikimedia Commons
Il vecchio 5 in condotta è stato sepolto e sostituito da un "giudizio sintetico" che non produce più effetti certi e determinati. Certo, in caso di "gravi infrazioni disciplinari" è ancora possibile fermare qualcuno, ma l'assoluto relativismo di tale concetto sembra fatto apposta per scoraggiare la severità e per avallare i ricorsi.
E se invece il problema non fosse comportamentale?
Ebbene, anche in questo caso la bocciatura (che deve essere sempre e comunque solo un'estrema arma finale), è ormai quasi impossibile. Il consiglio di classe deve supermotivare il provvedimento, deve provare di aver aggiornato in modo costante i genitori sull'andamento scolastico del figlio (tra incontri, consegna pagelle e registro elettronico può mai sfuggir loro davvero qualcosa?) e deve dimostrare di aver tentato strategie di recupero adeguate.
Insomma, se il pargolo non vuole leggere Anna Frank, oppure se fa di tutto affinché il docente non riesca a leggere e commentare il libro con la classe, è praticamente impossibile fare qualcosa per salvarlo (già, perché punire, spesso, vuol dire proprio salvare una mente).
Quando poi, dopo qualche anno, ce lo ritroveremo negli stadi o altrove a dar sfogo al peggio di sé, allora, ebbene, si legga pur qualche rigo in mezzo ad un campo circondato da migliaia di spettatori distratti, si metta in moto qualche iniziativa col presunto scopo di voler educare persone che ormai, purtroppo, sono cresciute già belle e imbarbarite. Si cerchi di trasformare il campo di calcio in un'aula, giusto per cinque minuti, tanto le aule sono già state trasformate in delle curve.
Insomma, si portino avanti le solite sceneggiate, giusto come operazioni di facciata.
Anche se la faccia, ormai, l'avremo già persa tutti.


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